Forse la voce di una donna potrebbe essere di giovamento…” Shakespeare la Regina Isabella in Enrico V,  Atto V, Scena II.

Questo inciso meriterebbe un intero trattato, discussioni e discernimenti, ma significherebbe forse ammettere che le donne hanno sempre necessità di percorsi diversi, protetti, pianificati. Ciò è quanto di più falso si possa affermare, molte donne hanno già acceso il proprio faro, ma – diligentemente – non se ne avvedono. Essere donna significa essere debole. Questo pensiero limita il percorso. Fa interiorizzare un senso di inferiorità, inculcato da decenni di liberismo femminile, che unitamente ad una diseducazione culturale, mette sulle spalle un fardello del quale è difficile sbarazzarsi. Colei che vive questo senso di limite continua incessantemente a misurare se stessa con il mondo, circoscrivendo le proprie qualità dentro un recinto fatto di zelo, scrupolosità, diligenza. Per superare questo calappio occorre deviare, e passare per la combinazione di donne e potere. Potere e non Dovere, opposti che – questa volta – divergono. Le donne e il Potere sono invece entità assai vicine. Il potere femminile ha segnato epoche della storia antica, in cui le donne, formalmente relegate a ruoli ancillari, manovravano sapientemente, e sovente cinicamente, le sorti di popoli e terre. Questa è la Leadership femminile, fatta di intrighi, sottili e perversi, mai diretti o troppo espliciti. Fatta di doppi passaggi, di cesellature, di artifizi, che niente affatto fine a se stessi, mirano più in alto di dove qualsiasi uomo possa linearmente arrivare. Ammorbidire i comportamenti, lo sguardo, la voce, e proseguire con risolutezza il proprio progetto. Per avere successo come donna occorre, di conseguenza comportarsi come una donna, non come un uomo. Cleopatra è lei che dobbiamo guardare…