Le donne rappresentano soltano il  24% dei professionisti nelle scienze e nell’ingegneria. Eppure i numeri parlano chiaro: il 54% di ragazze si sentono portate per le materie scientifiche. Cosa succede a questo esercito di Donne STEM? dove si perde la motivazione?

Tre sono i fattori chiavi che intralciano la rotta:

 

  1. «Le donne vengono da Venere .»

Il primo: la convinzione culturale, profondamente radicata ma erronea,  che vi siano  variabili legate ai cromosomi, agli ormoni o alla struttura cerebrale, che vorrebbe  gli uomini più abili ai compiti di intelligenza spaziale, mentre le donne vadano meglio ai compiti di intelligenza verbale

 

2. «Lascia stare: è difficile.»

Il secondo: il ruolo dei genitori nel premiare inconsapevolmente determinate abilità del bambino, a seconda che sia maschio o femmina. Il problema dunque non sono i numeri, ma il modo in cui le ragazze approcciano radici quadrate, parentesi ed equazioni. E’ una questione di autostima: alle ragazze mancano spesso rinforzi familiari educativi verso una carriera scientifica. Invero, tutte le donne che hanno trovato la loro strada in un “mestiere a dominanza maschile” testimoniano di  aver avuto un modello educativo di sostegno : in particolare rispetto alla figura paterna. Un padre che crede nella capacità della propria figlia, che le trasferisce le stesse aspettative rispetto ad un figlio “maschio” agevola la sua capacità di autorealizzarsi, costruendo un meccanismo virtuoso di fiducia e libertà che sta alla base delle scelte di carriera e di vita.

3.  «La matematica non è roba da donne.»

Il terzo: Le aspettative (o pregiudizi inconsci) degli insegnanti riguardo alle potenzialità degli studenti gioca un ruolo molto importante nel determinare l’effettivo rendimento scolastico, e le scelte che da questo ne deriveranno. E’ la famosa «profezia che si autorealizza», altrimenti conosciuta come “effetto pigmalione”: la mente ragiona principalmente per scorciatoie cognitive. Quando ci si confronta con molti alunni, viene spontaneo farsi un’idea di quell’alunno, che difficilmente cambia nel tempo. Si tratta di una vera e propria “etichetta”. E normalmente le bambine, che hanno le migliori performance, vengono “clusterizzate” come “brave, responsabili, disciplinate, diligenti e scruplose”, ma raramente viene loro riconsociuto il “talento, l’essere brillanti e capaci di competere”, e meglio indirizzate a sviluppare il talento linguistico e di accudimento.

Questa somma di stimoli frena le ambizioni scientifiche favorendo di fatto un processo di “segregazione formativa” in cui le ragazze si sentono auto-destinate ai percorsi “sicuri” delle discipline umanistiche. Un processo inconsapevole, frutto dei condizionamenti, che rischia di apparire introno ai 17 -18 anni, come una “libera scelta”, una predestinazione, un qualcosa di voluto e naturale: io sono fatta per questo

Perché superare questo gap?

Perché AVREMO bisogno della SENSIBILITA’ necessaria per affrontare l’evoluzione che ci porterà il mondo «post –umano»: dominato dall’intelligenza artificiale con infinite possibilità e grandi rischi di manipolazione della vita, della verità, del patrimonio genetico e della coscienza.  L’informatico e l’ingegnere sono mestieri che non dovranno essere lasciati  solo agli uomini, e le donne con la loro «intelligenza duttile» potranno governare molto  meglio la Rivoluzione dell’intelligenza artificiale, poiché avranno la capacità e la sensibilità di vederne gli aspetti etici e di prospettiva.

Perché IL MONDO che verrà avrà una dominanza della cultura digitale, e coloro che se ne chiameranno fuori, rischieranno di rimanere ai margini economici delle professioni, di scontare, anche nelle professioni cosiddette “umanistiche”, gap retributivi sostanziali.

 

COME FARE?

  1. Dimenticate le principesse, le ballerine e le maestre. Fate scordare ai vostri figli i classici “giochi di Ruolo”, dove è naturale che le bimbe abbiano bambole da accudire, coroncine stellate e bacchette magiche ed ai bimbi vengano dati Lego, astronavi e giochi di Guerra.
  2. Coltivate i talenti fin da piccole. Una bambina che smonta un gioco va supportata e non sgridata: sta sperimentando le sue capacità.
  3. Le competizioni stimolano l’autostima, non abbiate paura.
  4. Proponete modelli femminili di scienza e numeri: sono pochi, ma basta cercarli.
  5. Utilizzate le parole “giuste”: una ragazza brava ha talento, non diligenza, è brillante ed intelligente, non scrupolosa e studiosa!
  6. Abbassate l’asticella delle aspettative: servirà ad osare di più e a non sertirsi “non adeguate”.
  7. Regalate sogni, non suggerimenti per una vita facile.
  8. “Questa non è una roba da signorine”: qualunque cosa sia, questa frase è da bandire.